“Per non dimenticare” Ma nemmeno solo per ricordare

Sabato scorso, 27 gennaio 2018, è stato “Il Giorno della Memoria”, una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Non si tratta solamente di un omaggio alle vittime, ma anche di un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto grave di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato.

Ogni anno, nelle scuole, nelle comunità e sui principali mezzi di divulgazione, vengono solitamente proposte foto, articoli, film o altre testimonianze inerenti a questo fatto inaccettabile. Nel tempo si è arrivati a coniare una frase simbolica, che, come avrete potuto notare dal titolo, è proprio: “Per non dimenticare”. L’obiettivo è quello di lasciare qualcosa a tutti noi, di farci riflettere al riguardo, perché cose del genere non si avverino più, mai più.

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L’argomento mi ha sempre toccato moltissimo, per me non è mai stato accettabile l’omicidio, il privare un altro essere umano della sua stessa vita, men che meno uno sterminio. Negli ultimi anni però, per certi versi, mi pare che questo argomento stia acquisendo una sfumatura leggermente differente da quella che dovrebbe avere, perlomeno a mio parere. Si tende solo a ricordare la strage come la pazzia messa in atto da una nazione che ha portato alla morte di 6.000.000 di persone, sei milioni di persone, di UOMINI. Il punto è che così si ricorda quell’avvenimento nel suo caso specifico e il messaggio tende a perdere di significato.

Quel “Per non dimenticare” sta a significare che quegli uomini non sono morti per caso, vanno ricordati, uno ad uno, nessuno escluso, ma la questione non è solo riferibile alla Shoah, anzi, è riferita a qualsiasi situazione del mondo, dove uomini, e attenzione, sottolineo UOMINI, uccidono altri UOMINI.

Guardiamo ai giorni nostri, sono passati anni ormai dall’Olocausto degli Ebrei, eppure, a quanto pare, il messaggio non ci è ancora giunto. Come possiamo ricordare e basta, come possiamo essere a conoscenza di tutto ciò che è successo e accettare che nel mondo ci sia ancora guerra, che ogni giorno centinaia, migliaia di uomini muoiano, civili, soldati, donne, bambini, tutti indistintamente. Di questo però non parliamo, nessuno mai scrive niente, nessuno mai ne parla. Allora ammettiamo la realtà, facciamoci una domanda però, ci accontentiamo di ricordare o facciamo qualcosa? Questa è la differenza, perché se ci limiteremo a non dimenticare, allora tutti coloro che sono morti lo saranno stati invano, non avranno significato nulla. Dobbiamo invece essere in grado di dire il nostro no, il nostro basta, alle armi, alle stragi, il nostro basta alla guerra.

Sono io il primo ad essere consapevole che un messaggio come questo sia tanto scontato, quanto difficile da portare avanti e da far valere. In questi casi qualsiasi frase fatta sarebbe perfetta, del tipo, anche l’oceano è composto da tantissime singole gocce e che ognuno di noi è fondamentale. Il punto è che dobbiamo essere noi i primi a portare avanti le nostre idee, io e te e tutti gli altri. Così, io interpreto la Giornata della Memoria, come una partenza, un’inizio, un richiamo a portare avanti le nostre convinzioni, a lottare per la pace e a dire il nostro basta alla guerra e a tutte le inutili stragi nel mondo.

Ti invito quindi a portare avanti questo pensiero, o quello che meglio esprime le tue idee. Fallo, non ricordare e basta, lotta per quello che ha un valore per tutti noi, per la vita, per la pace!

 

Ci terrei a precisare che questo articolo rispecchia interamente ed esclusivamente il mio pensiero personale. Fammi sapere che ne pensi al riguardo. Cosa faresti? Cosa farai?

So che è strano e apparentemente impossibile, ma mai cominceremo a portare avanti le nostre convinzioni, mai otterremo ciò per cui vale la pena lottare.

 

29 thoughts on ““Per non dimenticare” Ma nemmeno solo per ricordare

    1. Piacere, Riccardo! Sono pienamente d’accordo, è veramente inaccettabile… Qualcosa deve cambiare, per forza

  1. Concordo. Sai nel mio piccolo ho scritto una poesia che intenzionalmente non ho ancora pubblicato. La pubblicherò più in là per risvegliarci di nuovo e pensare , tutti insieme. Comunque come dici tu non dimentichiamo anche tutte le guerre orribili che continuamente deturpano la terra. Grazie Riccardo. Buona serata. Isabella

    1. Apprezzo tantissimo le tue parole, sarò curioso di leggere la poesia quando la pubblicherai. Buona serata anche a te.

  2. Capisco quello che cerchi di trasmettere, sono d’accordo con te. L’odio e la violenza fanno parte di questo mondo da sempre e ognuno di noi puo’ scegliere…Educhiamo i nostri figli, le future generazioni, ad essere compassionevoli, buoni e gentili, ad essere consapevoli delle proprie responsabilita’ per il benessere proprio e degli altri. Cerchiamo di essere noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo, anche se non siamo perfetti, essere compassionevoli e’ molto importante. C’e’ sempre speranza per un mondo migliore, non smettiamo mai di amare….

    1. Apprezzo tantissimo le tue parole perché vere, spero che tanti altri condividano quel che pensi…

  3. Non è finita.
    Per i conservatori polacchi, l’uso del termine “campo di sterminio polacco” induce a pensare che la Polonia abbia avuto responsabilità nella Shoah. Tel Aviv invece contesta il tentativo di negare la partecipazione di alcuni polacchi allo sterminio degli ebrei e persino la possibilità di perseguire i sopravvissuti al genocidio che potrebbero evocare tali casi”.
    Anche noi in Italia abbiamo avuto campi di concentramento e addirittura leggi razziali. Nei campi sono stati deportati e uccisi ebrei, non neghiamo il nostro coinvolgimento in queste orrende storie. Il fatto che i campi maggiori siano situti sul suolo polacco non significa che la colpa sia stata dei polacchi, ma che sicuramente, molti, per salvarsi, hanno collaborato. E’ umano e tentare di cancellare la storia è deprimente.
    E’ di questi giorni il tentativo del governo polacco conservatore di bloccare la libertà i stampa. La Polonia va verso una strana dittatura molto pericolosa.

    1. Il punto è proprio questo, è più facile scaricare le colpe, lavarsene le mani e far finta di niente, come fosse solo una brutta storia. Il problema è che questo può solo portare nuovamente a situazioni negative. Solo ammettendo e riflettendo sui nostri errori potremo migliorare e capire.

  4. Io scrivo racconti o romanzi per cercare di creare una cultura della pace. Lo faccio anche cercando di tutelare i Diritti dei Bambini insieme all’associazione Dirittiamoci AFOID. Educo bambini al dialogo e al rispetto.

    1. ho tantissima stima per quello che fai, di certo è una cosa dai nobili principi, ti dovrà dare grandi soddisfazioni immagino

  5. dolente il tuo pezzo e intenso….eppure ricco di speranza, che insieme alla rabbia e l’indignazione per quello che continua ad accadere nel nostro paese, e sembra che l’asticella si alzi ogni giorno…ecco il tuo pezzo e i commenti di altri sono un abraccio di speranza

  6. Concordo appieno. Il timore è che per le nuove generazioni, che non hanno avuto l’occasione di ascoltare le voci dei sopravvissuti e che semplicemente si troveranno a studiare sui libri un capitolo o un paragrafo. Servirebbe rinfrescare questa memoria più spesso, in modo più diretto forse. Ai nostri tempi tutte le scuole superiori di Roma andavano in gita d’istruzione (non posso definirla vacanza) a vedere gli orrori di Auschvitz. Ne ho scritto anche io una piccola riflessione. Se hai tempo mi farebbe piacere sapere che ne pensi. 🙂 https://unrequiredthoughts.com/2017/07/10/la-memoria-collettiva/

    1. Scusa se ti rispondo solo adesso ma sono appena riuscito a leggere ciò che mi hai mandato. Hai ragione, d’ora in poi non ci saranno più testimonianze dirette di sopravvissuti, ma una cosa rimarrà, il ricordo. Il punto sta su che tipo di messaggio ci resta, come anche nell’articolo che ho scritto, penso che la chiave sia l’interpretazione. La domanda che dovremmo porci riguarda quella che poi è la nostra posizione effettiva. Per noi quelle persone che peso hanno? Che importanza hanno tutti gli uomini che, ogni giorno, muoiono nel mondo, vittime di carneficine e stermini. Il punto è che non dovremmo avere timore di dire ciò che pensiamo e, come quelle persone che hai citato nel tuo testo, dovremmo avere il coraggio di portare avanti la nostra cultura e i nostri capisaldi. Solo così potrà rimanere qualcosa alle generazioni future. Molte grazie del commento comunque, è stato molto apprezzato.

  7. Servirebbe anche un “Giorno della memoria” per le stragi compiute da noi italiani in Africa – e che ogni nazione istituisse un giorno della Memoria di ciò che ha compiuto, ce n’è per tutti. Giusto perché, hai ragione, è più che reale il rischio di far diventare quella strage il capro espiatorio che libera le coscienze altrui, pur dovendo ricordare come strage sia unica nella storia dell’uomo: per premeditazione, volontà, organizzazione, ferocia “banale” di grandi responsabili e di piccoli burocrati….
    E’ terribilmente vero quanto scrivi: si ricorda la strage e sempre più si uccide – fino a pensare di poterlo fare in modo .

  8. Come diceva “qualcuno” e cioè Madre Teresa di Calcutta: “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe” ed è quello che penso ogni giorno, facendo quel poco che riesco a fare.
    Se ogni persona si impegnasse per il bene, il mondo sarebbe un posto migliore.
    Buona serata ^_^

    1. Esatto, ognuno di noi deve portare avanti quello in cui crede, solo così potremo cambiare tante cose

  9. Io sono nipote di un deportato in un campo di concentramento in Germania, internato per due anni e sopravvissuto. Ho visitato Auschiwitz due volte negli ultimi quattro anni e spero di tornarci per continuare i miei studi proprio a Cracovia, a 70km dal Museo.
    La prima volta che andai, lessi con molto interesse “La banalità del male” di Hannah Arendt. Il suo libro mi ha aperto gli occhi sulla vera natura di uno dei tanti aspetti del genocidio, la banalità di un uomo, Adolf Eichmann che mi ha lasciata senza parole. Quando sono entrata ad Auschwitz II (Birkenau) quel profondo senso di banalità e desolazione, òa facilità con cui si compie un’azione che può avere conseguenze atroci mi ha lasciato un gran vuoto dentro, in quel silenzio assordante, sembrava quasi di essere entrata in una vecchia industria abbandonata. Ecco perché da quel giorno mi sento responsabile di far conoscere a tutti “questa storia”, quella di cui tutti dobbiamo essere testimoni.
    Grazie per la tua riflessione in merito all’argomento.

  10. Grazie Sono venuta a ringraziarti per avere letto il mio post ormai di oltre un anno fa su Che Guevara. Ecco credo che ci siamo capiti : “senza perdere la tenerezza” avere la forza e il coraggio delle proprie idee.
    Sherabientot grazie

  11. a bocce ferme mi vien da dire che quasi nulla distingue queste immagini da quelle scattate nella ex jugoslavia durante la guerra civile, queste sono in bianco e nero, le altre a colori: la crudeltà e la volontà di annientamento uguali

  12. Ciao, ammetto di aver scoperto il tuo blog dopo che hai messo “mi piace” a un paio dei miei articoli. Di fotografia sono parecchio ignorante, non avrei granché da dire, però ho visto questo articolo qui e mi è piaciuto molto. Hai detto delle belle parole e concordo sul fatto che non si debba solo ricordare in senso stretto… È giusto combattere, per com’è possibile, contro qualsiasi forma di violenza e intolleranza.

  13. Ciao Riccardo, penso di essere d’accordo con ogni singola parola da te scritta. Sono capitata qui, e mi ritrovo a leggere un paio di articoli davvero interessanti…complimenti!

    Tornando all’articolo: uomini. Vite…ecco di che cosa stiamo parlando. La Shoah è stata senz’altro una delle più grandi tragedie nella storia dell’umanità, il manifesto del razzismo, dell’intolleranza, della violenza e, concedetemelo, dell’ignoranza più totale. Che importa se uno è nero, bianco, giallo, verde, rosso? Che importa se non è credente, se crede in Dio, in Allah, in qualche altro tipo di Divinità? Che importa il suo orientamento politico o sessuale? Qui parliamo di vita…e le vite sono tutte importanti e preziose allo stesso modo: sono doni che dovremmo apprezzare e custodire ogni giorno.

    Io personalmente non condivido inoltre chi va in visita nei luoghi della Shoah e (mannaggia a loro) si scatta bei selfie sorridenti dove fino a poche decine di anni fa la gente moriva di fatica, stenti, disperazione. Rabbrividisco al solo pensiero. Questo vale anche per chi fa “turismo macabro” nei luoghi di tragedie di dimensioni più ridotte e più recenti come l’isola del Giglio (dove è naufragata l’ormai tristemente famosa Costa Concordia, causando vittime) o l’albergo Rigopiano (crollato sotto il peso della neve, diventato una sorta di grande tomba). D’accordo il documentare, l’immortalare un momento…ma non nei luoghi dove altre vite si sono spente. A volte bisognerebbe spegnere il cellulare e accendere il cervello.

    Perdona il commento lungo,
    spero di leggere presto qualche nuovo articolo.

    Un abbraccio,
    Hell

    1. Ciao, grazie mille per il tuo commento, mi trovo veramente d’accordo con ciò che hai detto. Il problema è che molte volte si tende a sdrammatizzare, ma in realtà non si fa altro che scherzare su cose serie per renderle meno dure. Grazie mille, aspetto un tuo prossimo articolo, ciao!

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